Prima di iniziare un percorso alimentare è utile fare il punto sulla salute. Non esiste un unico pacchetto obbligatorio di esami prima di iniziare una dieta, ma linee guida indicano un gruppo di controlli di base. Servono a individuare eventuali condizioni legate al peso, a fissare un punto di partenza e a costruire un piano su misura. Vediamo quali sono, secondo l’evidenza scientifica.
Esami prima di iniziare una dieta: il pannello di base
Le linee guida europee per la gestione dell’obesità negli adulti (EASO, 2015) indicano un set minimo di esami del sangue [1].
- Glicemia a digiuno, per valutare il rischio di diabete.
- Assetto lipidico completo: colesterolo totale, HDL, LDL e trigliceridi.
- Uricemia, cioè il valore di acido urico.
- Funzione tiroidea, con il dosaggio del TSH.
- Funzione epatica, con le transaminasi.
A questi si aggiungono la misurazione della pressione arteriosa e della circonferenza vita [1][3]. La linea guida americana AHA/ACC/TOS del 2013 conferma l’importanza di calcolare l’indice di massa corporea e di misurare la circonferenza vita come indicatori di rischio cardiovascolare e metabolico [3].
Questi esami non servono a “dare il permesso” di dimagrire. Servono a capire da dove si parte e a orientare le scelte del piano.
A cosa servono davvero questi controlli
Un valore alterato raramente impedisce di iniziare una dieta. Più spesso ne cambia le priorità.
Una glicemia elevata sposta l’attenzione sugli zuccheri semplici e sul carico glicemico dei pasti. Trigliceridi alti rendono prioritario ridurre alcol e zuccheri. Un acido urico elevato suggerisce prudenza con alcuni alimenti e con i cali di peso troppo rapidi. Le transaminasi mosse possono indicare un fegato grasso, condizione che migliora proprio con la perdita di peso.
Avere questi dati prima di partire permette anche di misurare i progressi. Dopo alcuni mesi, il confronto tra prima e dopo mostra benefici che la bilancia da sola non racconta.
Quali esami non servono di routine
Questo è un punto importante, spesso trascurato. La linea guida della Società Europea di Endocrinologia (ESE, 2020) chiarisce cosa evitare [2].
Il TSH va controllato in tutte le persone con obesità, perché l’ipotiroidismo è più frequente in questa popolazione [2]. Un TSH lievemente alto con ormoni tiroidei normali però non va trattato allo scopo di dimagrire [2]. E gli ormoni tiroidei non vanno usati come cura per il sovrappeso quando la tiroide funziona bene [2].
Non è raccomandato lo screening di routine per la sindrome di Cushing. Si cerca solo in presenza di segni clinici specifici, perché in chi ha obesità la prevalenza è inferiore all’1% [2]. Stesso discorso per il testosterone nell’uomo e per gli ormoni sessuali nella donna: si dosano solo se ci sono sintomi, non di routine [2]. Anche la vitamina D non richiede un test sistematico [2].
Il messaggio è utile. Servono pochi esami mirati, non una lunga lista di dosaggi ormonali.
Chi prescrive e interpreta gli esami
La richiesta e la lettura degli esami sono di competenza medica. Il medico di famiglia può prescrivere il pannello di base e valutarne i risultati. Anche gli Standard Italiani per la Cura dell’Obesità (SIO-ADI) raccomandano una valutazione clinica completa prima di impostare il percorso.
Il nutrizionista usa poi questi dati per adattare il piano alla persona: composizione dei pasti, ritmo del calo di peso, eventuali alimenti da limitare.
Esami prima di iniziare una dieta: cosa fare in pratica
- Chiedi al tuo medico il pannello di base: glicemia, assetto lipidico, uricemia, TSH, transaminasi.
- Fai misurare pressione arteriosa, peso e circonferenza vita.
- Conserva i referti: saranno il termine di paragone per valutare i progressi.
- Non chiedere pacchetti ormonali complessi senza un motivo clinico: le linee guida li sconsigliano [2].
- Porta gli esami al primo incontro con il nutrizionista.
Domande frequenti
Sono obbligatori degli esami prima di iniziare una dieta?
Non esiste un obbligo di legge. Le linee guida però raccomandano un pannello di base, utile per la sicurezza e per personalizzare il piano [1].
Ogni quanto vanno ripetuti?
In genere dopo 3-6 mesi, per valutare l’effetto del percorso su glicemia, lipidi e fegato. Il medico stabilisce la tempistica in base ai valori di partenza.
Se un valore è alterato posso comunque iniziare?
Nella maggior parte dei casi sì, e spesso la dieta è parte della soluzione. Il valore alterato guida le priorità del piano, come abbiamo visto parlando degli errori di chi inizia una dieta.
Conclusione
Gli esami prima di iniziare una dieta si riducono a un pannello semplice: glicemia, assetto lipidico, uricemia, funzione tiroidea ed epatica, più pressione e circonferenza vita [1][3]. Servono a partire in sicurezza e a personalizzare il percorso, non a rimandarlo. Le linee guida sconsigliano invece i pacchetti ormonali di routine, che raramente cambiano la strategia [2]. Il modo più semplice per muoversi bene è parlarne con il medico e portare i referti al primo incontro con il nutrizionista.
Note e fonti
- Yumuk V, Tsigos C, Fried M, et al. European Guidelines for Obesity Management in Adults. Obesity Facts. 2015;8(6):402-424. https://doi.org/10.1159/000442721
- Pasquali R, Casanueva F, Haluzik M, et al. European Society of Endocrinology Clinical Practice Guideline: Endocrine work-up in obesity. European Journal of Endocrinology. 2020;182(1):G1-G32. https://doi.org/10.1530/EJE-19-0893
- Jensen MD, Ryan DH, Apovian CM, et al. 2013 AHA/ACC/TOS guideline for the management of overweight and obesity in adults. Circulation. 2014;129(25 Suppl 2):S102-S138. https://doi.org/10.1161/01.cir.0000437739.71477.ee
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